Gli stabilimenti chimici usano di solito più tipologie di permesso, distinte per livello di rischio. Il permesso per lavori a freddo copre attività senza fonti di innesco significative, come smontaggio di flange, sostituzione di guarnizioni, pulizie meccaniche. Il permesso per lavori a caldo riguarda saldatura, taglio, molatura, uso di attrezzi elettrici non certificati per zone classificate e qualsiasi fonte capace di innescare un'atmosfera infiammabile. Il permesso di ingresso in spazio confinato è spesso un documento a sé, perché richiede analisi dell'atmosfera, sorveglianza e piano di recupero dedicati.
Accanto ai permessi principali esistono certificati complementari che si allegano al permesso base: il certificato di isolamento, che elenca tutti i punti bloccati; il certificato di analisi gas; l'autorizzazione allo scavo, che verifica l'assenza di cavi e tubazioni interrate; l'autorizzazione al sollevamento critico; il permesso per lavori elettrici; la deroga per esclusione temporanea di sistemi di sicurezza o di rivelazione incendio.
Un errore diffuso è moltiplicare i moduli fino a renderli ingestibili, con dieci pagine per cambiare una guarnizione. Un altro errore opposto è usare un unico modulo generico per tutto. La scelta corretta deriva dalla valutazione dei rischi tipici del sito: le categorie di permesso devono corrispondere ai pericoli realmente presenti, e la regola deve chiarire senza ambiguità quale permesso serve per ciascuna attività ricorrente, magari con una tabella decisionale allegata alla procedura.