B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 3/4 (8–12 h) · Slide 27/50

Tecniche di inertizzazione: cicli di pressione, vuoto e flussaggio

Esistono tre tecniche principali. La prima è la pressurizzazione ciclica: si porta l'apparecchiatura in pressione con azoto e poi si sfiata fino a pressione atmosferica, ripetendo l'operazione più volte. A ogni ciclo la concentrazione del componente da eliminare si riduce di un fattore che dipende dal rapporto tra pressione massima e minima. È adatta a recipienti in grado di sopportare pressione e permette di prevedere con un calcolo semplice il numero di cicli necessari.

La seconda è il ciclo di vuoto: si estrae il contenuto con una pompa a vuoto e si reintegra con azoto. Richiede apparecchiature progettate per resistere al vuoto e consuma meno azoto. La terza è il flussaggio continuo, detto anche sweep: si immette azoto da un'estremità e lo si fa uscire dall'altra, fino a ottenere in uscita la concentrazione voluta. Funziona bene in tubazioni e apparecchiature allungate, mentre in grandi serbatoi rischia di lasciare zone non lambite dal flusso.

La scelta tra le tecniche tiene conto della resistenza meccanica, della geometria, della disponibilità di gas inerte, del tempo a disposizione. Durante le operazioni lo sfiato del gas espulso deve essere convogliato in un punto sicuro: si tratta di una miscela di azoto e vapori di prodotto, potenzialmente sia infiammabile sia asfissiante. Un esempio concreto è la bonifica di una linea di trasferimento di cicloesano lunga alcune centinaia di metri, inertizzata a pressione ciclica in tratti successivi, con analisi dell'ossigeno a ogni estremità.