In alcuni casi non è possibile riportare l'apparecchiatura all'aria prima di entrarvi. È il caso dei reattori di raffineria e petrolchimica con catalizzatori piroforici o che si degraderebbero a contatto con l'ossigeno: lo scarico o il caricamento del catalizzatore, l'ispezione interna e le riparazioni avvengono con il recipiente mantenuto sotto azoto. Si parla di ingresso in atmosfera inerte, un'attività tra le più pericolose del settore, affidata in genere a imprese altamente specializzate.
Gli operatori entrano con sistemi di respirazione ad adduzione d'aria, alimentati da una fonte esterna con riserva di emergenza, e con un dispositivo di fuga autonomo. Il casco o la maschera deve essere fissato in modo da non poter essere rimosso accidentalmente, perché anche un solo respiro di atmosfera interna può essere fatale. Le comunicazioni sono continue, spesso con collegamento audio e video verso un posto di controllo esterno dove un supervisore monitora i parametri vitali e le pressioni dell'aria.
La pianificazione prevede ridondanze multiple: doppia fonte di aria respirabile, squadra di soccorso dedicata e attrezzata presente sul posto per tutta la durata, procedure di recupero provate prima dell'inizio, limiti di permanenza. Il committente, anche quando affida tutto a un'impresa esterna, conserva gli obblighi di cooperazione e coordinamento dell'articolo 26 e del DPR 177/2011. Il RSPP dello stabilimento verifica la qualificazione documentata dell'impresa e partecipa alla riunione di coordinamento preliminare.