B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 3/4 (8–12 h) · Slide 33/50

Alternative al lavoro a caldo e protezioni speciali

La misura più efficace contro il rischio dei lavori a caldo è non eseguirli in area di processo. Molte attività possono essere svolte a freddo: il taglio di tubazioni con tagliatubi meccanici, seghe pneumatiche o seghe a filo, il serraggio dei bulloni con chiavi idrauliche anziché con il riscaldamento, le giunzioni meccaniche o i giunti a compressione al posto delle saldature su linee di servizio, le riparazioni provvisorie con fascette o morsetti certificati. Quando possibile, si smonta il componente e lo si lavora in officina, fuori dalle zone classificate.

Se il lavoro a caldo è inevitabile in un'area dove non si può garantire l'assenza di atmosfere infiammabili, ad esempio perché l'impianto adiacente resta in marcia, si può ricorrere a cabine pressurizzate per saldatura, chiamate anche habitat. Sono strutture chiuse in materiale ignifugo, mantenute in sovrapressione con aria prelevata da zona sicura, dotate di rilevatori di gas all'ingresso dell'aria che, in caso di allarme, interrompono automaticamente l'alimentazione elettrica delle attrezzature di saldatura.

Altre protezioni utili sono i teli e le coperte ignifughe certificate, gli schermi per contenere le scintille, l'acqua nebulizzata sulle superfici vicine in casi particolari. Il RSPP, nel rivedere le procedure, dovrebbe chiedere che il modulo di richiesta contenga una domanda esplicita sul perché non sia possibile eseguire il lavoro a freddo, così che la scelta del caldo venga motivata e non data per scontata.