Chi lavora in zona classificata porta con sé molti potenziali inneschi: utensili manuali, attrezzi elettrici, lampade, rilevatori, radio, telefoni, tablet per i permessi elettronici, fotocamere. L'Allegato L stabilisce la corrispondenza tra zone e categorie degli apparecchi secondo la Direttiva 2014/34/UE: categoria 1 per zona 0 e 20, categoria 2 per zona 1 e 21, categoria 3 per zona 2 e 22, con gli apparecchi di categoria superiore utilizzabili anche nelle zone meno pericolose. Ogni dispositivo elettronico introdotto deve quindi essere marcato per la zona e per il gruppo di gas o polveri presenti.
Un tema spesso frainteso è quello degli utensili antiscintilla, in leghe di rame e berillio o rame e alluminio. Riducono la probabilità di scintille da urto, ma non la annullano: possono incorporare particelle di ruggine o di sabbia, si usurano più rapidamente dell'acciaio e, per gas molto sensibili come idrogeno e acetilene, offrono una protezione limitata. Non sono un'alternativa all'assenza di atmosfera esplosiva, ma una misura aggiuntiva.
Per gli attrezzi elettrici e pneumatici comuni, come trapani, mole e avvitatori, la regola generale è che in zona classificata non certificata il loro uso richiede un permesso a caldo con analisi gas e monitoraggio continuo. Lo stesso vale per i veicoli: un furgone con motore diesel che entra in area di processo è una sorgente di innesco a tutti gli effetti. Il RSPP verifica che all'ingresso delle aree classificate ci sia un controllo effettivo, con cartellonistica conforme all'Allegato LI e informazione alle imprese.