Per decidere dove e quando campionare bisogna conoscere le sorgenti. In un impianto chiuso e ben mantenuto l'esposizione di fondo è modesta; le punte nascono quasi sempre da attività in cui il sistema viene aperto. Le principali sono il prelievo di campioni dai punti di campionamento, il drenaggio di acqua dal fondo dei serbatoi, lo spurgo di filtri e trappole, la pulizia di filtri di aspirazione delle pompe, la misura manuale di livello attraverso il boccaporto di un serbatoio e la connessione o disconnessione di manichette.
A queste si aggiungono le emissioni fuggitive: perdite di piccola entità da tenute di pompe, steli di valvole, flange e compressori. Singolarmente sono minime, ma in un'area con centinaia di componenti creano un fondo misurabile. I programmi di rilevazione e riparazione delle perdite, noti come LDAR, nascono per finalità ambientali ma riducono anche l'esposizione dei lavoratori, ed è utile che il servizio di prevenzione ne riceva i risultati.
Un esempio pratico: un operatore che preleva campioni di benzina di cracking con un sistema aperto, versando il prodotto in una bottiglia, può avere in pochi minuti esposizioni di picco molto superiori a quelle dell'intero turno. Passare a campionatori a circuito chiuso, con bombola o bottiglia collegata e ricircolo del prodotto, abbatte drasticamente l'esposizione ed è una misura tecnica da preferire a qualsiasi DPI. Lo stesso vale per i drenaggi: tubazioni di scarico convogliate in sistemi chiusi evitano che l'operatore stia sopra un pozzetto aperto.