Oltre all'idrogeno solforato, altri gas agiscono impedendo all'organismo di usare l'ossigeno e sono definiti asfissianti chimici. Il monossido di carbonio è incolore, inodore e leggermente più leggero dell'aria; si lega all'emoglobina con un'affinità molto superiore a quella dell'ossigeno formando carbossiemoglobina. È presente nei gas di sintesi, nei gas di raffineria, nei forni, nelle unità di cracking catalitico durante la rigenerazione del catalizzatore e nei fumi di combustione incompleta, compresi i gas di scarico dei motori in locali chiusi.
L'acido cianidrico si forma in alcune unità di cracking catalitico ed è impiegato come intermedio nella produzione di acrilonitrile e di metacrilati. Agisce bloccando la respirazione cellulare con lo stesso meccanismo dell'idrogeno solforato ed è assorbito anche attraverso la pelle. Gli impianti che lo utilizzano hanno procedure specifiche, rilevatori dedicati e, d'intesa con il medico competente, la disponibilità di antidoti e di personale sanitario addestrato.
Il denominatore comune è che i sintomi iniziali sono aspecifici: cefalea, vertigini, nausea, confusione. Un manutentore che lavora vicino a un forno e accusa mal di testa attribuendolo al caldo potrebbe in realtà essere intossicato. Per questo, nelle aree con possibile presenza di monossido, il rilevatore personale deve includere il sensore specifico e la procedura deve prevedere l'allontanamento immediato di chiunque manifesti questi sintomi, anche in assenza di allarme strumentale.