B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 21/50

Asfissianti semplici: azoto, anidride carbonica e argon

Gli asfissianti semplici non sono tossici in senso stretto: uccidono sostituendo l'ossigeno dell'aria. L'azoto è il caso più insidioso negli impianti chimici, perché viene impiegato ovunque per inertizzare serbatoi, polmonare reattori, spiazzare linee e proteggere catalizzatori. È inodore, incolore, ha densità simile a quella dell'aria e si disperde senza dare alcun segnale.

L'aria contiene circa il 20,9 per cento di ossigeno. La prassi di settore considera carente un'atmosfera sotto il 19,5 per cento; scendendo verso il 16 per cento compaiono affanno, riduzione della capacità di giudizio e della coordinazione; sotto il 10 per cento si ha perdita di coscienza rapida, e in atmosfera di azoto quasi puro bastano pochi respiri. Il punto critico è che la carenza di ossigeno non provoca sensazione di soffocamento, perché lo stimolo a respirare è legato all'accumulo di anidride carbonica e non alla mancanza di ossigeno.

L'anidride carbonica, più pesante dell'aria, si accumula in basso e a concentrazioni elevate ha anche un effetto tossico proprio, con cefalea, aumento della frequenza respiratoria e perdita di coscienza. L'argon, usato in saldatura e in alcune lavorazioni metallurgiche, è anch'esso più pesante dell'aria. Esempi di rischio reale sono gli sfiati di azoto convogliati vicino a passerelle, le valvole di sicurezza che scaricano in area, le tute lasciate a contatto con boccaporti di serbatoi inertizzati. Le misure specifiche per l'ingresso negli spazi confinati sono trattate nel blocco dedicato alla manutenzione.