Gli strumenti portatili danno numeri precisi sul display, ma quei numeri vanno interpretati. Il primo limite è la sensibilità incrociata: un sensore di monossido di carbonio può rispondere all'idrogeno, un sensore di idrogeno solforato può essere influenzato dal biossido di zolfo o da altri composti solforati. Il risultato può essere un falso allarme o, peggio, una lettura ridotta per effetto di un gas che inibisce il sensore.
Il secondo limite riguarda il sensore dei gas infiammabili. Se è tarato sul metano e si misurano vapori di benzina o di toluene, la lettura va corretta con il fattore indicato dal fabbricante, perché la risposta varia da sostanza a sostanza. Il pellistore, inoltre, con ossigeno insufficiente legge valori più bassi del reale, e in presenza di concentrazioni sopra il limite superiore di esplosività può addirittura mostrare zero dopo un picco iniziale.
Il terzo limite è il tempo di risposta. Ogni sensore impiega alcuni secondi a raggiungere il novanta per cento del valore reale, e se si usa una sonda con tubo lungo occorre aggiungere il tempo che l'aria impiega a percorrerlo. Una lettura fatta muovendosi rapidamente lungo un serbatoio non registra nulla. Infine ci sono gli errori umani, che le analisi degli incidenti ritrovano con regolarità: azzeramento dello strumento in un'atmosfera già contaminata, sensori coperti da fango o vernice, allarmi disattivati perché fastidiosi, strumento tenuto in tasca o nello zaino invece che vicino alla zona respiratoria.