B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 32/50

Filtri antipolvere, facciali filtranti e filtri combinati

Per gli aerosol solidi e liquidi, come polveri di catalizzatore, nebbie di olio, fibre isolanti e fumi di saldatura, si usano filtri antipolvere. I facciali filtranti secondo la EN 149 sono classificati FFP1, FFP2 e FFP3 in ordine crescente di efficienza; la marcatura indica se il dispositivo è monouso, con la sigla NR, o riutilizzabile, con la sigla R, e la lettera D se ha superato la prova di intasamento con polvere di dolomite, indice di maggiore comfort respiratorio in ambienti polverosi.

I filtri antipolvere da montare su semimaschere e maschere intere seguono la EN 143 e si classificano P1, P2 e P3, con colore bianco. Quando nello stesso ambiente coesistono gas e particelle, si usano filtri combinati: per esempio A2P3 per la verniciatura a spruzzo con solventi, oppure filtri con mercurio e P3 per i lavori su apparecchiature contenenti mercurio, presenti in alcune produzioni chimiche storiche.

Nel petrolchimico un caso tipico di esposizione a polveri è lo scarico del catalizzatore esausto dai reattori, che può contenere metalli come nichel, cobalto, molibdeno o vanadio, alcuni classificati come cancerogeni o sensibilizzanti. Le operazioni di scarico avvengono spesso in atmosfera inerte, e in quel caso la protezione dalla polvere passa in secondo piano rispetto alla carenza di ossigeno: servono apparecchi isolanti. Il facciale filtrante non protegge mai da gas e vapori, nemmeno se ha il carbone attivo per gli odori molesti.