La selezione di un APVR secondo la UNI EN 529 e la UNI 11719 parte da un confronto numerico. Si stima la concentrazione del contaminante nell'ambiente, preferibilmente da misure reali, e la si divide per il valore limite di riferimento: si ottiene il fattore di protezione minimo necessario. Si sceglie poi un apparecchio il cui fattore di protezione operativo, cioè quello attribuito dalla norma per l'uso reale sul posto di lavoro, sia superiore a quel valore.
Un esempio numerico: se durante la pulizia di un filtro si misurano 40 ppm di toluene e il valore limite adottato è 20 ppm, il rapporto è 2 e un apparecchio filtrante con fattore operativo adeguato è sufficiente. Se invece le misure in un'operazione di scarico mostrano concentrazioni di benzene centinaia di volte superiori al valore limite, nessun facciale filtrante è accettabile e occorre un apparecchio con fattore molto alto, spesso isolante. Il fattore nominale dichiarato dai test di laboratorio è più elevato di quello operativo ed è un errore usarlo per il calcolo.
Accanto al fattore di protezione la scelta considera altri elementi: compatibilità con occhiali, elmetti e altri DPI, durata del lavoro e carico fisico, temperatura, necessità di comunicare a voce, presenza di atmosfere esplosive per gli apparecchi a ventilazione assistita, conformazione del volto del lavoratore. Una buona procedura documenta il ragionamento in una scheda per compito, allegata al DVR e utilizzabile anche dalle imprese appaltatrici.