B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 47/50

Rifiuti pericolosi del settore: classificazione e codici EER

Il ciclo chimico e petrolchimico produce molti rifiuti pericolosi: fanghi di fondo serbatoio, catalizzatori esausti, oli usati, soluzioni acide e basiche, solventi esausti, materiali assorbenti contaminati, morchie di separatori, imballaggi contaminati, residui di laboratorio. La disciplina è contenuta nella Parte IV del D.Lgs. 152/2006, che all'articolo 183 definisce produttore, detentore, deposito temporaneo e le altre figure, e all'articolo 184 stabilisce i criteri di classificazione.

Ogni rifiuto riceve un codice dell'Elenco europeo dei rifiuti, composto da sei cifre; i codici pericolosi sono contrassegnati da un asterisco. Il capitolo 05, per esempio, riguarda i rifiuti della raffinazione del petrolio. Esistono codici pericolosi assoluti e codici a specchio, cioè coppie di voci per lo stesso tipo di rifiuto, una pericolosa e una no: in questo caso la classificazione richiede di conoscere la composizione, spesso con analisi di laboratorio, e di verificare le caratteristiche di pericolo.

Le caratteristiche di pericolo sono quindici, indicate con la sigla HP seguita da un numero: per esempio HP3 infiammabile, HP4 irritante, HP6 tossicità acuta, HP7 cancerogeno, HP8 corrosivo, HP14 ecotossico. Il SNPA ha pubblicato linee guida tecniche sulla classificazione, utili per i casi dubbi. Per il servizio di prevenzione la classificazione ha un significato anche di sicurezza: la caratteristica di pericolo indica come manipolare, stoccare e separare i contenitori in deposito.