Oltre all'attrezzo, due variabili organizzative pesano in modo decisivo sul rischio: quanto lontano si va e quanto tempo si resta in mare. La normativa italiana sulla pesca marittima distingue tradizionalmente categorie di pesca in funzione della distanza dalla costa, dalla pesca costiera locale, praticata a poche miglia, fino alla pesca mediterranea o d'altura e a quella oceanica. Le autorizzazioni riportate nella licenza di pesca e i titoli professionali richiesti all'equipaggio cambiano di conseguenza.
Per la sicurezza la distanza significa tempo di intervento dei soccorsi, esposizione a condizioni meteo che possono mutare durante la bordata, necessità di dotazioni di salvataggio e di comunicazione più complesse. La durata incide sul riposo, sull'alimentazione, sulla gestione dei medicinali di bordo e sulla convivenza in spazi ristretti. Una barca che esce alle quattro e rientra alle quindici per il mercato pomeridiano ha un profilo diverso da uno strascicante che resta fuori due o tre giorni con turni di cala anche notturni.
Nel sopralluogo il RSPP dovrebbe ricostruire, insieme al comandante, la giornata o la bordata tipo: ora di partenza, tempo di navigazione verso le zone di pesca, numero di cale, fasce orarie di lavoro, rientro, sbarco del pescato e operazioni di porto. Questa ricostruzione, scritta in modo semplice, diventa l'ossatura del documento di valutazione e permette di ancorare ogni rischio a una fase reale, invece che a un elenco astratto di pericoli.