B-SP2 Pesca · Blocco 1/3 (0–4 h) · Slide 6/50

Dati infortunistici italiani: INAIL Settore Navigazione e limiti

In Italia l'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali dei lavoratori marittimi era gestita dall'IPSEMA, l'istituto di previdenza per il settore marittimo. Con il D.L. 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, l'IPSEMA è stato soppresso e le sue funzioni sono passate all'INAIL, che oggi gestisce la tutela del personale navigante attraverso il proprio settore navigazione. I dati sugli infortuni della pesca vanno quindi cercati negli archivi INAIL, nelle relazioni annuali e negli Open Data, tenendo presente che le classificazioni non sempre isolano la pesca dal resto del lavoro marittimo.

Il primo limite è la copertura. Una parte significativa della piccola pesca è svolta da soggetti autonomi, soci di cooperative o imbarcati in regimi previdenziali particolari, e gli infortuni lievi tendono a non emergere. Il secondo limite è la frammentazione: un evento in mare può essere registrato dall'Autorità marittima, indagato dall'organismo investigativo per i sinistri marittimi e denunciato all'INAIL con descrizioni diverse. Il terzo è la dimensione statistica: con numeri assoluti contenuti, poche vittime in un singolo naufragio spostano molto gli indici annuali.

Per l'analisi aziendale conviene affiancare ai dati nazionali le schede del sistema Infor.MO sugli infortuni mortali e gravi, i rapporti europei sui sinistri marittimi pubblicati dall'EMSA e, soprattutto, i dati interni dell'impresa: registrazioni del giornale di bordo, quasi incidenti, giornate di assenza, sostituzioni d'imbarco.