Un peschereccio concentra in pochi metri quadrati tre funzioni che a terra sono separate: è uno stabilimento di produzione, un mezzo di trasporto e un'abitazione. L'equipaggio lavora su una superficie che si muove in sei gradi di libertà, bagnata, ingombra di cavi in tensione e di attrezzi pesanti, lontano da qualsiasi soccorso esterno. Per questo la pesca marittima è stabilmente tra i settori con la più alta incidenza di infortuni gravi e mortali, come ricordato nel blocco precedente dedicato al quadro normativo.
In questo blocco si passa dall'organizzazione ai pericoli concreti. Il filo conduttore è la coperta di lavoro: verricelli e salpareti, cavi di traino, attrezzi da strascico e da palangaro, superfici scivolose, rischio di finire in mare, effetti del moto ondoso, movimentazione delle cassette, ghiaccio e celle refrigerate, rumore e vibrazioni prodotti dall'apparato motore, stive e locali chiusi dove l'aria può diventare letale.
L'approccio richiesto al RSPP o ASPP è lo stesso del Modulo B: identificare il pericolo, capire la dinamica con cui si trasforma in danno, stimare probabilità e gravità, scegliere le misure secondo la gerarchia. Cambiano però i vincoli: spazi ridotti, equipaggi di due o tre persone sulla piccola pesca, stagionalità, forte peso della consuetudine. Una misura che funziona in un capannone metalmeccanico, come un riparo fisso interbloccato, a bordo deve resistere a salsedine, urti e acqua di mare, altrimenti verrà smontata alla prima uscita.