L'infortunio tipico da verricello segue una sequenza ricorrente. Un marinaio sistema a mano il cavo o la rete che si sta avvolgendo male sul tamburo; il guanto o la manica vengono pinzati; la macchina continua a girare perché chi manovra è lontano o non vede; in pochi secondi l'arto viene avvolto. Le conseguenze vanno dalle fratture multiple all'amputazione e, se il trascinamento prosegue, alla morte per schiacciamento del torace.
Le barriere si costruiscono in ordine gerarchico. Sul piano tecnico servono protezioni sui punti di convergenza dove non interferiscono con la manovra, arresti di emergenza a fungo raggiungibili da chi lavora vicino al tamburo e non soltanto dalla postazione di comando, comandi ad azione mantenuta che fermano il movimento al rilascio, guidacavi automatici che eliminano la necessità di sistemare il cavo a mano. Sul piano organizzativo vale la regola che nessuno tocca cavo o rete in movimento: per riordinare si ferma la macchina e la si riavvia solo su segnale di chi è intervenuto.
Sul piano personale contano abbigliamento aderente, senza cordini e lembi svolazzanti, e guanti della taglia giusta. I guanti sono un rischio in più quando la mano è vicina a un punto di presa, perché offrono superficie di aggancio: per questo in molte marinerie si usano guanti a manopola corta che si sfilano facilmente. Durante l'audit il RSPP deve verificare che l'arresto di emergenza funzioni davvero, premendolo con la macchina in rotazione a vuoto.