Scivolamenti e cadute sullo stesso livello sono tra gli infortuni più numerosi a bordo e, pur con conseguenze in genere meno gravi di quelle da verricello, producono molte giornate di assenza per distorsioni, fratture del polso e traumi alla colonna. Il ponte di un peschereccio somma più fattori che riducono l'aderenza: acqua di mare che entra con le onde o con il lavaggio, fango e sabbia portati dalla rete, squame, muco del pesce e visceri, olio idraulico che trasuda da raccordi e motori del verricello, gasolio, ghiaccio fuso o, d'inverno, ghiaccio vero e proprio.
A questo si aggiunge il movimento della superficie. Su un pavimento fermo una persona può compensare una perdita di aderenza; su un ponte che rolla e beccheggia lo stesso scivolamento si combina con un'accelerazione laterale o verticale e la caduta diventa improvvisa. Il corpo che cade incontra poi spigoli, bitte, verricelli e paratie, aumentando la gravità del trauma.
La valutazione deve quindi identificare le zone in cui i contaminanti si concentrano: l'area di cernita dove si rovescia il sacco, la zona sotto i motori idraulici, le uscite dalla sala macchine, le scale tra coperta e plancia, i boccaporti della stiva. Una semplice ispezione a fine bordata, con fotografie, mostra al comandante dove si accumulano i residui e permette di discutere soluzioni concrete invece di raccomandazioni generiche sulla prudenza. Il dato degli infortuni lievi raccolti dal comandante aiuta a confermare quali punti sono davvero critici.