B-SP2 Pesca · Blocco 2/3 (4–8 h) · Slide 28/50

Shock da freddo: i primi minuti in acqua

Chi cade in mare non muore di solito per ipotermia, che richiede tempi lunghi, ma per gli effetti immediati dell'immersione improvvisa in acqua fredda. Nei primi istanti si verifica un riflesso di inspirazione profonda e involontaria, seguito da iperventilazione e aumento della frequenza cardiaca e della pressione: se in quel momento la testa è sott'acqua, si inala acqua e si annega in pochi secondi. Il fenomeno, noto come shock da freddo, si manifesta già con acqua sotto i 15 gradi, temperature comuni nel Mediterraneo d'inverno e in profondità.

Una regola didattica diffusa, chiamata uno-dieci-uno, sintetizza le fasi: circa un minuto per riprendere il controllo del respiro, circa dieci minuti di movimenti utili prima che il freddo renda inefficienti mani e braccia, circa un'ora prima di perdere coscienza per ipotermia, tempi che variano molto con temperatura, corporatura e abbigliamento. La conseguenza pratica è che un pescatore senza aiuto al galleggiamento indossato ha poche possibilità di aggrapparsi a una cima o di indossare un salvagente lanciato.

Questo è l'argomento più convincente da usare in formazione per superare la resistenza all'uso del galleggiante: anche il nuotatore esperto, nei primi minuti, non controlla la respirazione. Stivali e cerate pieni d'acqua aggiungono peso e trascinano verso il basso. Le procedure di recupero dell'uomo a mare, che dipendono da questi tempi, sono oggetto del blocco successivo. Anche l'abbigliamento termico indossato in coperta allunga di qualche minuto la finestra utile per il recupero.