Dopo l'apertura del sacco il pescato viene rovesciato in coperta o in un vascone, poi selezionato per specie e taglia, eventualmente lavato e messo in cassetta. Su molte unità questa operazione si svolge in ginocchio o piegati sul ponte, per periodi che possono superare un'ora per ogni cala. Le mani lavorano a ritmo sostenuto, spesso in acqua fredda, con movimenti ripetitivi di presa e lancio.
Le conseguenze sono note: lombalgie da postura flessa mantenuta, disturbi alle ginocchia per l'appoggio prolungato su superfici dure e bagnate, sovraccarico di polsi e spalle per i gesti ripetuti. Il freddo e l'umidità riducono la sensibilità e la forza delle mani, aumentando lo sforzo necessario per la presa e il rischio di tagli.
La soluzione più efficace è il banco di cernita sopraelevato, a un'altezza vicina a quella dei gomiti, con bordi di contenimento, scarico dell'acqua e, nelle unità più grandi, nastro trasportatore che porta il pescato davanti all'operatore. Dove lo spazio non lo consente si possono usare piani ribaltabili o tavoli rimovibili da montare solo durante la cernita, ginocchiere impermeabili e tappetini isolanti. Organizzativamente aiuta la rotazione tra compiti diversi, alternando cernita, impilamento e lavaggio. Per la valutazione dei movimenti ripetitivi si possono applicare metodi come la check list OCRA già studiata nel Modulo B, tenendo conto che le pause reali dipendono dal ritmo delle cale. Anche la posizione del vascone rispetto al boccaporto incide sui passaggi necessari per ogni cassetta.