Raggiungere il naufrago è solo metà del lavoro: issarlo su un bordo libero di un metro o più, con mare mosso e indumenti zuppi che pesano decine di chili, è spesso impossibile a braccia. Molti incidenti si concludono con la persona affiancata alla murata ma non recuperabile, oppure con un secondo uomo in acqua perché si è tuffato senza giubbotto e senza cima.
Servono quindi mezzi dedicati, da prevedere nella valutazione dei rischi: scalette di risalita fisse o ripiegabili, reti di recupero, dispositivi a fascia o a culla che, collegati a un paranco o al verricello di bordo, sollevano la persona. Su molti pescherecci il verricello o la gru per il sacco della rete possono essere utilizzati, a condizione di aver previsto l'aggancio e di averlo provato.
Il recupero dovrebbe avvenire, quando possibile, in posizione orizzontale o quasi. Una persona rimasta a lungo in acqua fredda, sollevata in verticale, può subire un collasso cardiocircolatorio dovuto alla brusca redistribuzione del sangue verso le gambe una volta venuta meno la pressione dell'acqua: è il cosiddetto collasso da recupero, descritto anche dopo salvataggi riusciti. Una volta a bordo la persona va manipolata con delicatezza, tenuta sdraiata, protetta dal vento e controllata nel respiro.
Il soccorritore che si avvicina al bordo deve essere imbragato e trattenuto. Il RSPP verifica che queste attrezzature esistano, siano accessibili e siano state usate almeno in un'esercitazione.