Il pericolo dell'immersione in acqua fredda non è soltanto l'ipotermia, che richiede tempo, ma una successione di effetti che si possono riassumere con la regola 1-10-1. Nel primo minuto prevale lo shock da freddo: un riflesso di inspirazione profonda e involontaria, seguito da iperventilazione, che può far inalare acqua se la testa è sommersa e mettere sotto sforzo il cuore. È la fase in cui molti annegano entro pochi istanti, soprattutto senza giubbotto.
Nei successivi dieci minuti circa la persona conserva una capacità di movimento utile, ma i muscoli di braccia e mani si raffreddano rapidamente: diventa sempre più difficile nuotare, afferrare una cima, aprire un fischietto o azionare un PLB. Chi non è riuscito a mettersi in sicurezza in questa finestra spesso non ci riesce più. Solo in seguito, nell'ordine di un'ora a seconda della temperatura, si arriva a un'ipotermia tale da far perdere coscienza.
Anche il Mediterraneo, che in inverno scende sotto i quindici gradi in molte zone, provoca questi effetti. Le indicazioni pratiche per chi è in acqua sono: controllare il respiro senza agitarsi, usare i primi minuti per afferrare il salvagente o aggrapparsi a qualcosa, poi restare il più fermi possibile in posizione raccolta, con le gambe unite e le braccia strette al petto, oppure stringersi in gruppo se le persone in acqua sono più d'una. Nuotare a lungo per raggiungere la costa disperde calore e accelera l'esaurimento, perché la costa appare sempre più vicina di quanto sia realmente.