Il modo più efficace di gestire l'emergenza uomo a mare è impedire che si verifichi. La gerarchia delle misure vale anche sul ponte di un peschereccio. Sul piano tecnico contano l'altezza e la continuità delle murate e dei parapetti, la presenza di corrimano lungo i percorsi, le superfici antiscivolo nelle zone di lavoro, e la protezione delle aperture di poppa da cui passa la rete, che sui pescherecci a strascico con rampa poppiera costituiscono un varco diretto verso il mare.
Dove non si può chiudere l'apertura servono sistemi di trattenuta: linee di vita tese lungo il ponte e cinture o imbracature collegate con cordino di lunghezza tale da impedire di raggiungere il bordo, non soltanto di arrestare una caduta. Il sistema va progettato sullo scafo, con ancoraggi adeguati e senza creare nuovi punti di inciampo o di impigliamento con l'attrezzo.
Sul piano organizzativo funzionano regole semplici e controllabili: divieto di lavorare da soli a poppa durante la notte o con mare formato senza che qualcuno in plancia lo sappia; comunicazione prima di uscire sul ponte; zone di esclusione intorno a cavi e reti in movimento durante la cala; gestione ordinata delle cime per non inciampare. Infine il giubbotto da lavoro indossato sempre in coperta. Il RSPP verifica durante i sopralluoghi in porto le condizioni di parapetti e rampe e documenta nel DVR le soluzioni adottate per ciascuna fase, coinvolgendo l'equipaggio nella scelta perché una misura percepita come intralcio viene presto aggirata.