Un incendio su un peschereccio è una delle emergenze più gravi perché l'equipaggio non può allontanarsi: le vie di fuga terminano sul ponte e poi c'è il mare. Lo scafo, specialmente se in legno o in vetroresina, partecipa alla combustione, i fumi invadono rapidamente alloggi e plancia, e la perdita del motore lascia la nave alla deriva.
La sala macchine è il punto di origine più frequente: spruzzi di gasolio o olio da tubazioni e raccordi danneggiati che colpiscono superfici calde come i collettori di scarico, perdite accumulate nella sentina, filtri sporchi di olio, quadri elettrici e alternatori surriscaldati, batterie in carica. Altri inneschi tipici sono la cucina, con fornelli a gas e friggitrici usati con mare mosso, i cortocircuiti negli impianti elettrici modificati più volte nel tempo, con cavi aggiunti senza protezioni adeguate, e i mozziconi di sigaretta nelle cuccette.
Una fonte meno ovvia è il lavoro a caldo durante le manutenzioni in porto: saldature e tagli vicino all'isolamento in poliuretano espanso delle stive refrigerate possono innescare incendi che covano a lungo dentro le intercapedini, sviluppando fumi molto tossici. Il RSPP considera tutti questi scenari nella valutazione del rischio incendio della nave e li collega a misure concrete: manutenzione delle tubazioni del combustibile, schermature sugli scarichi, pulizia delle sentine e permessi di lavoro per le attività a caldo, con sorveglianza antincendio anche nelle ore successive alla fine delle lavorazioni in cantiere navale.