B-SP2 Pesca · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 30/50

Sopravvivere in zattera: le prime ore

Le prime azioni dopo essere saliti nella zattera determinano molto delle probabilità di sopravvivenza. Si taglia la barbetta se ancora collegata alla nave che affonda, ci si allontana dallo scafo per evitare di essere coinvolti, si cercano e si recuperano altri naufraghi in acqua usando la cima con anello galleggiante presente nella dotazione. Si mette a mare l'ancora galleggiante, che riduce la deriva e mantiene la zattera vicina alla posizione dell'allarme, e la rende più stabile contro il capovolgimento.

Subito dopo si verifica che l'EPIRB sia attivato e legato alla zattera, si attiva il SART, si chiudono gli ingressi per proteggersi da vento e spruzzi, si svuota l'acqua dal fondo e si gonfia il pavimento, se previsto, per isolarsi dal freddo del mare. Le pastiglie contro il mal di mare vanno assunte subito da tutti, perché il vomito causa disidratazione e perdita di morale. I feriti ricevono il primo soccorso possibile e chi è bagnato e infreddolito viene protetto con i mezzi di protezione termica.

Successivamente si organizza la vita a bordo: un responsabile, turni di vedetta all'esterno, inventario della dotazione, razionamento dell'acqua secondo le istruzioni fornite, divieto assoluto di bere acqua di mare. I segnali pirotecnici si usano solo quando si vede o si sente un mezzo di soccorso. Un aspetto spesso trascurato è la tenuta psicologica: dare compiti a tutti, parlare, mantenere la speranza aiuta a resistere nelle ore di attesa.