Una persona recuperata dall'acqua può presentare due problemi intrecciati: le conseguenze dell'annegamento, cioè della mancanza di ossigeno causata dall'acqua nelle vie aeree, e l'ipotermia. Entrambi modificano il modo di prestare soccorso rispetto all'arresto cardiaco di un lavoratore in officina.
Nell'annegamento il problema primario è respiratorio. Le linee guida del Consiglio Europeo di Rianimazione indicano, se la persona non respira normalmente, di iniziare con cinque ventilazioni di soccorso prima delle compressioni toraciche, proseguendo poi con il ciclo di trenta compressioni e due ventilazioni. Non si perde tempo a cercare di far uscire l'acqua dai polmoni. Se a bordo è presente un defibrillatore, il torace va asciugato prima di applicare le piastre e la persona spostata lontano dall'acqua stagnante sul ponte.
Nell'ipotermia la persona va trattata con delicatezza, perché il cuore freddo è irritabile e può andare in aritmia con movimenti bruschi. Si rimuovono gli indumenti bagnati se possibile senza strattonare, si avvolge il corpo in coperte e mezzi di protezione termica, si ripara dal vento, si offrono bevande calde e zuccherate solo se la persona è pienamente cosciente, mai alcol. Non si massaggiano gli arti. Se la persona è in arresto, la rianimazione va proseguita a lungo, perché l'ipotermia protegge il cervello e sono documentati recuperi dopo tempi prolungati: la regola è non dichiarare perso un paziente freddo finché non è stato riscaldato in ospedale.