B-SP2 Pesca · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 41/50

Fatica nella pesca: cause, effetti e legame con gli infortuni

La fatica è uno dei fattori più presenti e meno dichiarati negli incidenti della pesca. Le giornate seguono le maree, le stagioni e i tempi del mercato ittico più che un orario di lavoro: si esce in piena notte, si cala e si salpa più volte, si seleziona il pescato, si rientra per la vendita all'asta, si sistemano reti e attrezzi. Nelle bordate di più giorni il sonno è frammentato in brevi periodi, disturbato da rumore, vibrazioni e movimento della nave.

Gli effetti sono ben documentati dagli studi sul sonno: rallentamento dei tempi di reazione, riduzione dell'attenzione, difficoltà a valutare il rischio, umore irritabile, episodi di microsonno di pochi secondi di cui la persona non si accorge. Le ricerche hanno mostrato che, dopo diciassette o diciotto ore di veglia continuativa, le prestazioni si degradano in misura paragonabile a quella prodotta da un livello di alcol nel sangue non trascurabile. A questo si aggiunge il calo fisiologico della vigilanza nelle ore tra le due e le sei del mattino, proprio quando molte unità sono in navigazione verso le zone di pesca.

Le conseguenze si vedono negli infortuni alle mani nei verricelli, nelle cadute sul ponte, ma anche negli incagli e nelle collisioni con l'unico uomo in plancia addormentato al timone mentre il resto dell'equipaggio riposa. Per il RSPP la fatica non è un tema di stile di vita: è un rischio organizzativo da valutare nel DVR della nave, con dati sugli orari reali e non solo su quelli dichiarati.