Rispettare le soglie di riposo su una barca da pesca richiede scelte organizzative concrete, non solo un foglio firmato. Il primo strumento è la registrazione reale delle ore di lavoro e di riposo, tenuta a bordo in forma semplice, che permette di individuare le bordate in cui i limiti vengono superati e di discuterne con armatore e comandante senza fare processi.
Le misure efficaci dipendono dal tipo di pesca. Sulle unità a strascico con più cale al giorno si possono alternare i marinai nella selezione del pescato, in modo che ognuno abbia periodi di sonno di almeno sei ore consecutive. Nelle bordate lunghe si può prevedere un equipaggio dimensionato per i turni di guardia, anziché il minimo indispensabile per la pesca. Nel trasferimento notturno verso le zone di pesca, la guardia in plancia non dovrebbe essere affidata a chi ha appena finito molte ore di lavoro sul ponte.
Esistono anche supporti tecnici: l'allarme di vigilanza in plancia, che richiede a chi è di guardia un'azione periodica e, in assenza di risposta, avvisa il resto dell'equipaggio; l'allarme anticollisione del radar e dell'AIS impostato su distanze adeguate. Anche le condizioni degli alloggi contano: cuccette isolate dal rumore del motore, oscurabili, ventilate. Infine la cultura di bordo: chi segnala di essere troppo stanco per guidare o per lavorare a un verricello deve poterlo dire senza essere considerato debole, e il comandante deve dare l'esempio rispettando i propri riposi.