L'acquacoltura comprende l'allevamento di pesci, molluschi, crostacei e alghe in ambienti controllati. In Italia le produzioni principali sono i mitili, allevati lungo gran parte delle coste, le vongole veraci nelle lagune e nelle sacche costiere dell'Alto Adriatico, la spigola e l'orata in gabbie galleggianti in mare o in vasche a terra, la trota negli impianti di acqua dolce, oltre a ostriche e a produzioni minori. Si parla di maricoltura per l'allevamento in mare aperto o in acque costiere.
Il quadro della sicurezza è diverso da quello della pesca. Le imprese di acquacoltura sono aziende a cui si applica il D.Lgs. 81/08 nella sua interezza, con datore di lavoro, servizio di prevenzione e protezione, medico competente, DVR e tutti gli obblighi generali; le imbarcazioni di servizio utilizzate per raggiungere gli impianti in mare sono poi soggette alle regole marittime per quanto riguarda dotazioni, equipaggio e abilitazioni. L'attività si svolge in un ambiente che combina rischi tipici dell'agricoltura, come il lavoro all'aperto, la movimentazione e il rischio biologico, con i rischi del lavoro in mare.
Per il RSPP la difficoltà è proprio questa doppia natura: le stesse persone passano in una giornata dal capannone di confezionamento, con nastri, macchine e celle frigorifere, alla barca da lavoro sulle filiere o sulle gabbie, dove si ritrovano i rischi di caduta in mare, di sollevamento e di condizioni meteo avverse già incontrati nella pesca.