La mitilicoltura si pratica in gran parte con impianti a filiera: lunghe cime orizzontali sostenute da galleggianti e ancorate al fondo, da cui pendono le reste, calze di rete riempite di mitili che crescendo raggiungono pesi notevoli. Il lavoro si svolge da barche attrezzate con verricello, gru o bigo e con macchine per la lavorazione a bordo, come sgranatrici, selezionatrici e insacchettatrici, alimentate dall'impianto idraulico o elettrico dell'imbarcazione.
I rischi tipici sono la movimentazione manuale delle reste bagnate e pesanti, spesso in posture sbilanciate sul bordo, lo schiacciamento e il trascinamento negli organi in movimento delle macchine di lavorazione, il carico sospeso durante il sollevamento delle reste, il ribaltamento dell'imbarcazione se si caricano troppi mitili sullo stesso lato, la caduta in mare. Il lavoro inizia molto presto, con freddo e umidità, e le mani restano bagnate per ore: dermatiti, ferite da conchiglie e disturbi muscoloscheletrici sono molto diffusi.
La venericoltura nelle lagune, come la Sacca di Goro o la laguna di Venezia, si svolge con barche e attrezzi per la raccolta delle vongole su fondali bassi, talvolta con operatori in acqua. Qui i rischi comprendono la scarsa profondità e il fango, il freddo, l'esposizione al sole d'estate, le dermatiti e le infezioni. Il RSPP valuta le macchine di lavorazione secondo le regole del Titolo III, con ripari e arresti di emergenza, e organizza la movimentazione con ausili meccanici ovunque possibile.