B-SP2 Pesca · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 47/50

Immersioni subacquee negli impianti di acquacoltura

Molti impianti di maricoltura richiedono interventi subacquei: controllo e riparazione delle reti, verifica degli ormeggi, recupero dei pesci morti dal fondo delle gabbie, ispezione delle filiere. È un'attività ad alto rischio, che non può essere svolta da un lavoratore che ha fatto qualche immersione ricreativa nel tempo libero.

I pericoli specifici sono l'impigliamento nelle reti e nei cavi, con possibile esaurimento dell'aria, il risucchio o il colpo dell'elica di un'imbarcazione di servizio che non sa che sotto c'è un operatore, la malattia da decompressione dovuta a risalite rapide o a immersioni ripetute nello stesso giorno, l'ipotermia, i guasti dell'attrezzatura. In Italia l'attività subacquea professionale in ambito portuale e costiero è regolata anche dalle ordinanze delle Capitanerie di porto, che tengono elenchi dei sommozzatori in servizio locale; la valutazione dei rischi resta comunque in capo al datore di lavoro.

Le buone prassi del settore prevedono una squadra minima con l'operatore in immersione, un subacqueo di riserva pronto a intervenire e un assistente in superficie che segue l'immersione, un piano di immersione con profondità e tempi, la comunicazione tra superficie e fondo, la bandiera Alfa del Codice internazionale dei segnali esposta sull'unità di appoggio, il divieto di movimentare imbarcazioni e attrezzature nella zona. Serve inoltre un piano di emergenza che indichi la camera iperbarica più vicina e i tempi per raggiungerla. Il RSPP può anche valutare l'uso di telecamere e veicoli filoguidati per ridurre le immersioni.