Agricoltura e pesca – Schede pratiche · 10/30

Serra calda e trattamenti in ambiente chiuso

Un'azienda florovivaistica con trenta dipendenti coltiva piante in vaso in serre riscaldate. In primavera vengono eseguiti trattamenti con nebulizzatori a spalla, mentre in estate la temperatura interna supera facilmente i quaranta gradi. Una lavoratrice segnala mal di testa ricorrenti dopo i turni nelle serre e chiede di poter lavorare all'esterno.

Le serre concentrano più rischi: agenti chimici in ambiente chiuso con scarso ricambio d'aria, microclima severo, movimentazione ripetuta di vasi e carrelli, posture chine sui bancali. Il Titolo IX richiede di valutare le esposizioni considerando anche i tempi di rientro dopo i trattamenti, il Titolo VI riguarda la movimentazione manuale dei carichi e l'art. 28 impone di considerare il microclima. Se la lavoratrice fosse in gravidanza si aggiungerebbero le tutele del D.Lgs. 151/2001.

L'ASPP effettua misure di temperatura e umidità in diverse ore, propone l'apertura automatica dei colmi, l'ombreggiamento e ventilatori, e stabilisce che i trattamenti si eseguano a fine giornata con serra chiusa e cartello di divieto fino all'ora di rientro indicata in etichetta. Il datore di lavoro valuta carrelli a quota regolabile per ridurre la flessione del tronco e coinvolge il medico competente sui disturbi segnalati. Il responsabile di serra pianifica le rotazioni tra interno ed esterno nelle giornate più calde.

Come distinguereste un disturbo legato al microclima da uno causato dall'esposizione ai prodotti chimici?