Un peschereccio a strascico di ventidue metri con sei uomini di equipaggio esce ogni notte per battute di dodici ore. Durante il salpamento della rete il cavo del verricello si accavalla sul tamburo e un marinaio tenta di sistemarlo con il piede mentre il tamburo gira ancora. Il comandante interviene sul comando e ferma la manovra.
Il lavoro a bordo delle navi da pesca è disciplinato da norme specifiche, tra cui il D.Lgs. 271/1999 sulla sicurezza dei marittimi e il D.Lgs. 298/1999 che recepisce le prescrizioni minime per le navi da pesca; il D.Lgs. 81/08 ne fa salva l'applicazione in attesa dell'armonizzazione. I principi però sono gli stessi: valutazione dei rischi, protezione degli organi in movimento, informazione e formazione dell'equipaggio. Cavi in tensione e tamburi rotanti possono provocare amputazioni e trascinamenti, e il rischio aumenta con il mare mosso e la scarsa illuminazione notturna.
Il responsabile della sicurezza a bordo, in accordo con l'armatore, fa installare un dispositivo di arresto di emergenza vicino al verricello, una guida cavo che riduca gli accavallamenti e segnaletica a pavimento sulle zone vietate durante la manovra. L'armatore aggiorna il documento di valutazione e organizza esercitazioni pratiche. Il comandante stabilisce che durante il salpamento nessuno si avvicini al tamburo e che gli interventi si facciano solo a verricello fermo e bloccato.
Quanto incide la stanchezza di fine battuta sulla tentazione di intervenire con le macchine in movimento?