Agricoltura e pesca – Schede pratiche · 18/30

Gabbie di acquacoltura off-shore e operatori subacquei

Un'azienda di acquacoltura con venti addetti alleva spigole e orate in gabbie galleggianti a un miglio dalla costa. Le reti vanno ispezionate e pulite periodicamente da operatori subacquei, mentre il personale di superficie gestisce l'alimentazione dalla barca di servizio. Un giorno di vento forte un'immersione viene comunque eseguita perché la pulizia è in ritardo.

L'attività combina rischi marittimi, subacquei e di movimentazione. Il lavoro in immersione richiede personale con qualificazione professionale riconosciuta e procedure che prevedano assistente in superficie, comunicazioni e piano di emergenza, e la valutazione dei rischi deve includere le condizioni meteo-marine come criterio di sospensione. Il datore di lavoro, ai sensi dell'art. 18 del D.Lgs. 81/08, deve garantire che ogni lavoratore sia idoneo e adeguatamente formato, e il medico competente valuta l'idoneità specifica all'attività subacquea.

L'RSPP redige una procedura che fissa limiti di vento e onda oltre i quali le immersioni sono vietate, la presenza obbligatoria di un subacqueo di riserva pronto a intervenire e la verifica giornaliera delle attrezzature. Il datore di lavoro valuta l'uso di robot per la pulizia delle reti per ridurre le immersioni e organizza esercitazioni di soccorso in mare. Il capo impianto, come preposto, decide sul posto se le condizioni consentono di operare e annota la scelta nel registro.

Che cosa dovrebbe accadere quando il preposto sospende un'immersione e la direzione insiste per recuperare il ritardo?