Agricoltura e pesca – Schede pratiche · 22/30

Ingresso nella stiva refrigerata a fine bordata

Un peschereccio d'altura di trenta metri con otto marittimi rientra dopo cinque giorni di pesca con la stiva refrigerata piena. Al momento dello sbarco un marinaio scende per sistemare le cassette e accusa vertigini dopo pochi minuti: l'impianto frigorifero ha avuto una piccola perdita durante la navigazione e il locale è rimasto chiuso a lungo.

Stive, cisterne e gavoni sono spazi confinati in cui possono accumularsi gas refrigeranti, anidride carbonica e prodotti della decomposizione del pescato, con riduzione dell'ossigeno. La normativa sulle navi da pesca e i principi generali del D.Lgs. 81/08 sugli ambienti sospetti di inquinamento convergono sulla necessità di procedure di accesso, ventilazione preventiva e misurazione dell'atmosfera. Il documento di valutazione dell'armatore deve considerare anche le possibili perdite dell'impianto frigorifero e gli interventi in caso di emergenza.

Il responsabile della sicurezza di bordo introduce un rilevatore portatile di ossigeno e gas, da usare prima di ogni accesso, e stabilisce che la stiva venga ventilata e controllata prima della discesa. Chi entra deve essere sorvegliato da un collega all'esterno con mezzi di comunicazione e di recupero. L'armatore incarica un tecnico frigorista di verificare la tenuta dell'impianto e di installare un sensore fisso con allarme. Il comandante annota nel giornale di bordo ogni anomalia e vieta accessi improvvisati.

Come si può rendere naturale per un equipaggio misurare l'aria prima di scendere, anche quando la stiva è stata usata migliaia di volte?