Un peschereccio d'altura di trenta metri con otto marittimi rientra dopo cinque giorni di pesca con la stiva refrigerata piena. Al momento dello sbarco un marinaio scende per sistemare le cassette e accusa vertigini dopo pochi minuti: l'impianto frigorifero ha avuto una piccola perdita durante la navigazione e il locale è rimasto chiuso a lungo.
Stive, cisterne e gavoni sono spazi confinati in cui possono accumularsi gas refrigeranti, anidride carbonica e prodotti della decomposizione del pescato, con riduzione dell'ossigeno. La normativa sulle navi da pesca e i principi generali del D.Lgs. 81/08 sugli ambienti sospetti di inquinamento convergono sulla necessità di procedure di accesso, ventilazione preventiva e misurazione dell'atmosfera. Il documento di valutazione dell'armatore deve considerare anche le possibili perdite dell'impianto frigorifero e gli interventi in caso di emergenza.
Il responsabile della sicurezza di bordo introduce un rilevatore portatile di ossigeno e gas, da usare prima di ogni accesso, e stabilisce che la stiva venga ventilata e controllata prima della discesa. Chi entra deve essere sorvegliato da un collega all'esterno con mezzi di comunicazione e di recupero. L'armatore incarica un tecnico frigorista di verificare la tenuta dell'impianto e di installare un sensore fisso con allarme. Il comandante annota nel giornale di bordo ogni anomalia e vieta accessi improvvisati.
Come si può rendere naturale per un equipaggio misurare l'aria prima di scendere, anche quando la stiva è stata usata migliaia di volte?