Una piccola cooperativa di pescatori di acqua dolce con cinque soci opera su un grande lago con barche in vetroresina di sei metri, posando reti la sera e salpandole all'alba. In autunno il lago si raffredda e le nebbie mattutine riducono la visibilità. Un socio esce da solo nonostante le condizioni e rientra con molte ore di ritardo, senza aver potuto comunicare.
Anche la pesca nelle acque interne espone a rischi seri: annegamento in acque fredde, ipotermia, collisioni con imbarcazioni da diporto, sovraccarico biomeccanico nel salpamento manuale. La cooperativa, considerando i soci lavoratori equiparati ai lavoratori dall'art. 2 del D.Lgs. 81/08, deve valutare questi rischi e organizzare le misure, nominando il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Il lavoro in solitaria su acque fredde richiede attenzione particolare perché anche una breve permanenza in acqua può essere fatale.
L'RSPP della cooperativa propone giubbotti autogonfiabili da indossare in navigazione, abbigliamento termico, radio VHF o telefoni impermeabili con localizzazione, e un sistema di comunicazione delle uscite e dei rientri a un socio di riferimento a terra. Fissa criteri per rinviare l'uscita in caso di nebbia fitta o vento forte. Il presidente approva la procedura e la presenta in assemblea, raccogliendo le osservazioni dei soci più anziani. Chi coordina le uscite, come preposto, verifica il rientro entro l'orario dichiarato.
In una cooperativa di pochi soci, come si conciliano l'autonomia del pescatore e regole comuni di sicurezza?