Un armatore con tre pescherecci a strascico ha a bordo marittimi di quattro nazionalità diverse. Le istruzioni di sicurezza sono scritte solo in italiano e durante le esercitazioni alcuni marinai seguono i colleghi senza comprendere gli ordini. Una manovra di emergenza simulata va in confusione perché due uomini interpretano in modo opposto un comando del comandante.
La formazione dei lavoratori stranieri è un obbligo preciso: l'art. 37, comma 13, del D.Lgs. 81/08 richiede che i contenuti siano facilmente comprensibili e che la comprensione della lingua venga verificata prima. In ambito marittimo la comunicazione chiara è essenziale anche per i ruoli assegnati nelle emergenze, perché ogni membro dell'equipaggio deve sapere cosa fare in caso di incendio, falla o abbandono nave. Il documento di valutazione deve tenere conto delle barriere linguistiche come fattore di rischio organizzativo.
Il consulente dell'armatore propone un vocabolario minimo di comandi standard, ripetuto e verificato in esercitazione, cartelli di bordo con pittogrammi e testi nelle lingue presenti, e un compagno di riferimento per ogni nuovo imbarcato. Le schede dei ruoli di emergenza vengono tradotte e affisse vicino alle cuccette. L'armatore organizza sessioni con un mediatore culturale e verifica la comprensione con domande pratiche, non con un semplice test scritto. Il comandante, nel ruolo di preposto, ripete le esercitazioni finché le risposte sono corrette.
Come verifichereste che un comando di emergenza sia stato compreso davvero da tutti?