Una cooperativa di pesca a strascico con venti soci affida la manutenzione delle reti a tre anziani pescatori che lavorano in banchina per diverse ore al giorno. Lavorano seduti su sgabelli bassi o in piedi chini su grandi reti stese a terra, sotto il sole d'estate e al vento d'inverno, spostando con le braccia matasse pesanti. Uno di loro è stato colpito da un furgone in retromarcia.
Il lavoro in banchina comporta rischi da posture incongrue e movimentazione dei carichi, regolati dal Titolo VI del D.Lgs. 81/08, esposizione a radiazione solare e agenti atmosferici, traffico di veicoli e mezzi portuali. Spesso questi lavoratori non vengono considerati nel documento di valutazione perché la loro attività è vista come secondaria. L'area di lavoro in banchina può essere condivisa con altri soggetti e richiede quindi coordinamento con chi gestisce gli spazi portuali.
L'RSPP della cooperativa propone un'area delimitata e coperta per la riparazione, con tavoli o cavalletti regolabili che sollevino le reti all'altezza della vita e sedute ergonomiche. Prevede un verricello leggero o un carrello per spostare le matasse più pesanti, transenne e segnaletica per separare la zona dal transito veicolare. Il presidente avvia un confronto con l'autorità che gestisce la banchina per ottenere uno spazio dedicato. Viene fornita crema solare, cappello e abbigliamento adeguato, e il socio più anziano viene designato come preposto dell'area.
Perché i lavori considerati secondari restano spesso fuori dalla valutazione dei rischi?