Costruzioni e cave – Schede pratiche · 44/50

Calcestruzzo, cemento fresco e dermatiti nelle squadre di getto

Un'impresa di strutture in cemento armato con trenta addetti esegue fondazioni e solai per un complesso residenziale. Durante i getti gli operai lavorano spesso con le mani nude o con guanti in tessuto ormai impregnati, e qualcuno si inginocchia nel calcestruzzo fresco. Due lavoratori presentano arrossamenti e lesioni sulle mani e sulle ginocchia.

Il cemento umido è alcalino e può contenere tracce di cromo esavalente, sensibilizzante cutaneo; la normativa europea REACH ne limita il contenuto nei cementi, ma non elimina del tutto il rischio di dermatiti irritative e allergiche. Il Titolo IX, Capo I, con l'articolo 223, chiede di valutare il rischio chimico considerando anche l'esposizione cutanea, e di adottare misure tecniche, organizzative e DPI adeguati. Il contatto prolungato con il calcestruzzo può provocare anche ustioni chimiche.

L'ASPP dell'impresa verifica le schede di sicurezza dei prodotti e propone guanti in nitrile con polsino lungo, stivali alti e ginocchiere impermeabili. Il datore di lavoro installa in cantiere un punto acqua con sapone neutro e creme protettive, e programma la sostituzione regolare dei DPI. Il preposto vigila sull'uso e invita a lavarsi subito in caso di contatto. Il medico competente visita i due lavoratori e valuta se inserire la sorveglianza dermatologica nel protocollo dell'intera squadra.

Perché i disturbi cutanei vengono spesso considerati un fastidio normale del mestiere e non una malattia professionale?