Una residenza per anziani con sessanta ospiti distribuiti su tre piani ha di notte tre operatori socio sanitari, uno per piano, e un infermiere reperibile a chiamata. Una notte un'operatrice resta sola per mezz'ora con un ospite caduto a terra, senza riuscire a sollevarlo né a raggiungere i colleghi, che sono impegnati negli altri piani.
Il lavoro notturno è disciplinato dal D.Lgs. 66/2003, che prevede tra l'altro la valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni, e il D.Lgs. 81/08 chiede di valutare l'organizzazione del lavoro e il lavoro isolato. A questo si aggiungono la movimentazione dei pazienti con personale ridotto, la gestione delle emergenze sanitarie e il rischio incendio, con un numero limitato di persone per l'evacuazione. Gli artt. 43 e 46 impongono di dimensionare le squadre di emergenza in rapporto alle reali presenze, anche nelle ore notturne.
L'RSPP analizza con la direzione le attività notturne e propone un sistema di chiamata tra i piani con dispositivi portatili, una regola che vieta il sollevamento di un ospite caduto da parte di un solo operatore e un sollevatore da pavimento disponibile su ogni piano. Rivede il piano di emergenza notturno, verificando che il numero di addetti formati sia adeguato. Il datore di lavoro valuta un quarto operatore jolly e il medico competente segue i lavoratori notturni. L'infermiere reperibile è designato come preposto.
Quale soglia minima di personale notturno indichereste, e con quali argomenti la sosterreste davanti alla direzione?