Una comunità residenziale psichiatrica con quattordici ospiti adulti ha di notte un solo educatore in servizio, con reperibilità telefonica di un infermiere. Una notte un ospite in crisi si agita, rompe un vetro e minaccia l'operatore, che si chiude in ufficio e chiama le forze dell'ordine. Il personale da tempo segnala la paura di lavorare da solo.
L'art. 28 del D.Lgs. 81/08 richiede di valutare i rischi connessi alla tipologia di utenza e all'organizzazione dei turni, incluso il lavoro isolato. La raccomandazione ministeriale sulla prevenzione degli atti di violenza sugli operatori si applica anche ai servizi di salute mentale, che sono tra quelli più esposti. Il rischio non si esaurisce nell'evento violento: l'esposizione ripetuta a situazioni minacciose incide sul benessere psicologico e va considerata nella valutazione dello stress lavoro-correlato.
L'RSPP, con il responsabile clinico, rivede l'organizzazione: valuta la compresenza di due operatori nelle fasce più critiche, introduce un dispositivo di allarme personale collegato a un servizio di pronto intervento e definisce una procedura di de-escalation con ruoli chiari. Gli ambienti vengono rivisti eliminando oggetti potenzialmente pericolosi e rendendo sicuro l'ufficio come luogo di riparo. Il datore di lavoro organizza la formazione specifica e un supporto psicologico dopo ogni episodio critico. Il coordinatore discute ogni evento nella riunione d'équipe.
Quali criteri usereste per decidere quando un turno notturno non può più essere coperto da un solo operatore?