Una casa di riposo di vecchia costruzione con cinquantacinque ospiti non è climatizzata, salvo la sala da pranzo. In luglio le temperature nelle stanze dei piani alti superano i trenta gradi anche di notte. Gli operatori lavorano con camici e DPI, movimentano ospiti e fanno l'igiene in ambienti caldi e umidi. Un'operatrice ha un malore durante il turno pomeridiano.
L'art. 28 del D.Lgs. 81/08 richiede di valutare il microclima e l'Allegato IV prevede che la temperatura nei locali di lavoro sia adeguata all'organismo umano, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici. Il caldo aumenta il carico fisiologico di chi svolge attività pesanti e indossa DPI poco traspiranti. Le indicazioni nazionali sulle ondate di calore riguardano soprattutto la tutela degli anziani, ma anche i lavoratori delle strutture devono essere considerati.
L'RSPP misura temperatura e umidità in diverse stanze e fasce orarie e propone interventi graduali: schermature solari esterne, ventilatori a soffitto, condizionatori portatili nelle stanze più critiche e un locale climatizzato per le pause del personale. Suggerisce di anticipare al mattino le attività più faticose, come i bagni assistiti, e di aumentare le pause. Il datore di lavoro inserisce nel piano degli investimenti la climatizzazione dei piani. Il medico competente informa sui segnali di stress da calore e le coordinatrici distribuiscono acqua fresca durante il turno.
Come stabilireste le priorità tra il benessere degli ospiti e quello degli operatori quando le risorse sono limitate?