In un deposito costiero di prodotti petroliferi con sessanta dipendenti occorre ispezionare internamente un serbatoio a tetto fisso che conteneva nafta. Il lavoro è affidato a una ditta specializzata nelle pulizie industriali, che intende subappaltare parte delle attività a un'altra piccola impresa per rispettare i tempi.
Si tratta di un ambiente confinato con possibili residui di idrocarburi, carenza di ossigeno e atmosfera infiammabile: valgono gli articoli 66 e 121 del D.Lgs. 81/08 e il DPR 177/2011. Quest'ultimo richiede imprese qualificate, almeno il trenta per cento della forza lavoro con esperienza almeno triennale in questi ambienti, esperienza che deve possedere anche chi svolge funzioni di preposto, formazione e addestramento specifici, e ammette il subappalto solo se autorizzato dal committente e certificato. Il committente individua inoltre un proprio rappresentante che vigili sulle attività.
L'RSPP del deposito prepara con il responsabile tecnico una procedura scritta che preveda svuotamento, isolamento delle linee con ciechi, ventilazione forzata, misure continue di ossigeno, esplosività e tossicità prima e durante l'accesso, e un piano di recupero con treppiede e operatore di sorveglianza all'esterno. Il datore di lavoro respinge il subappalto non certificato. Il preposto dell'impresa esecutrice conduce il briefing pre-ingresso e sospende le operazioni se un parametro esce dai valori ammessi.
Chi di voi saprebbe spiegare perché un soccorritore all'esterno, senza un piano di recupero già provato, non basta a proteggere chi è dentro?