In una piccola azienda galvanica con diciotto dipendenti, le vasche di decapaggio contengono acido solforico e acido cloridrico, mentre la soda caustica viene travasata a mano da cisternette in un angolo del reparto. L'unica doccia di emergenza con lavaocchi si trova vicino agli spogliatoi, a circa quaranta metri e dietro due porte, una delle quali spesso chiusa a chiave.
Le sostanze corrosive richiedono un lavaggio immediato e prolungato: pochi secondi di ritardo possono trasformare un'irritazione in una lesione permanente, soprattutto agli occhi e con gli alcali. Il Titolo IX del D.Lgs. 81/08 chiede misure per incidenti ed emergenze e l'allegato IV prevede mezzi di pronto soccorso adeguati. Le norme tecniche UNI EN 15154 descrivono i requisiti delle docce di emergenza e dei lavaocchi, inclusi portata e posizionamento facilmente raggiungibile.
L'ASPP mappa i punti in cui si manipolano corrosivi e propone di installare lavaocchi e docce raggiungibili in pochi secondi, senza ostacoli, con acqua temperata e segnaletica visibile. Il datore di lavoro inserisce i presidi nel programma di manutenzione con prove di funzionamento periodiche registrate. Il preposto addestra i lavoratori a usare il lavaocchi tenendo le palpebre aperte e a continuare il lavaggio a lungo, e vieta i travasi in assenza di visiera e guanti adeguati.
Se l'acqua dell'impianto d'inverno arriva molto fredda, quale effetto può avere sul comportamento di chi deve lavarsi?