Chimico-petrolchimico – Schede pratiche · 21/50

Spruzzette senza etichetta in manutenzione: i contenitori secondari

Nell'officina di manutenzione di uno stabilimento chimico con centocinquanta dipendenti, i meccanici travasano sgrassanti, diluenti e acido per disincrostare in bottiglie di plastica e spruzzette senza alcuna etichetta. Un collega scambia una bottiglietta di diluente per acqua e la usa per pulirsi le mani, riportando una dermatite.

Il Regolamento CLP disciplina l'etichettatura dei prodotti immessi sul mercato, mentre per l'uso interno il D.Lgs. 81/08 chiede che contenitori e condutture di sostanze pericolose siano identificabili e chiaramente etichettati con le informazioni sui pericoli, come previsto dalle disposizioni sulla segnaletica del Titolo V. Usare contenitori alimentari per prodotti chimici è un errore da eliminare del tutto, perché induce scambi pericolosi e talvolta ingestioni accidentali. Ridurre al minimo le quantità presenti sul posto di lavoro è inoltre una delle misure generali del Titolo IX.

L'ASPP censisce i prodotti travasati e propone di ridurre i travasi acquistando confezioni piccole, oppure di dotare l'officina di contenitori dedicati resistenti con etichette che riportino nome del prodotto, pittogrammi e indicazioni essenziali. Il datore di lavoro vieta l'uso di bottiglie per bevande e approva un piccolo stoccaggio ventilato per i prodotti di uso quotidiano. Il preposto dell'officina controlla ogni settimana i banchi ed elimina i contenitori anonimi, spiegando ai colleghi il motivo della regola.

Quali informazioni, secondo voi, non possono mai mancare su un'etichetta interna, anche semplificata?