Un impianto di trattamento di rifiuti liquidi industriali, con quarantadue dipendenti, fornisce agli operatori semimaschere con filtri combinati per le operazioni di scarico e campionamento dei reflui. Diversi lavoratori portano la barba, i filtri vengono cambiati solo quando si sente odore e nessuno ha mai verificato la tenuta del facciale sul viso.
Gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie sono DPI di terza categoria secondo il Regolamento UE 2016/425, e l'articolo 77 del D.Lgs. 81/08 impone per essi un addestramento specifico. La norma UNI EN 529 offre indicazioni su selezione, uso e manutenzione, e richiama l'importanza delle prove di tenuta. La barba nella zona di contatto rende inefficace qualsiasi facciale a tenuta, mentre l'odore percepito non è un criterio affidabile per sostituire i filtri, perché molte sostanze hanno soglie olfattive superiori ai limiti.
L'RSPP stabilisce criteri di sostituzione dei filtri basati sulle condizioni d'uso e sulle indicazioni del fabbricante, e organizza prove di tenuta individuali con un tecnico. Per chi non intende radersi, il datore di lavoro valuta apparecchi che non dipendono dalla tenuta sul viso, come i cappucci a ventilazione assistita. Il preposto controlla prima di ogni intervento la prova di tenuta rapida eseguita dal lavoratore e lo stato delle valvole, e annota le sostituzioni dei filtri sul registro.
Quale sarebbe, secondo voi, l'approccio più rispettoso ed efficace per affrontare con i lavoratori il tema della barba?