In un'azienda elettrochimica che produce cloro e soda caustica, con duecentoventi dipendenti, durante l'avviamento di una sezione di celle si verifica una breve emissione di cloro da un giunto. Due addetti di un'impresa di pulizie che lavoravano nel reparto adiacente non hanno sentito l'allarme acustico e non conoscevano i percorsi di fuga.
Il cloro è un gas tossico più pesante dell'aria, che tende a ristagnare in zone basse e confinate. Oltre alle misure di prevenzione e contenimento previste dal Titolo IX del D.Lgs. 81/08, l'episodio mostra un difetto di coordinamento: l'articolo 26 richiede che le imprese esterne ricevano informazioni dettagliate sui rischi dell'ambiente di lavoro e sulle misure di emergenza adottate, e che le attività vengano coordinate. Un allarme che non si sente in tutte le aree, di fatto, non è un allarme.
L'RSPP fa eseguire una mappatura acustica del sistema di allarme e propone segnalatori luminosi nelle zone rumorose. Il datore di lavoro rivede la procedura di accesso delle imprese esterne, prevedendo un'informazione specifica sul cloro, l'assegnazione di un accompagnatore durante gli avviamenti e la consegna di maschere di fuga. I preposti di reparto, prima di ogni avviamento, verificano chi è presente nelle aree circostanti e chiedono di allontanare il personale non indispensabile.
Quanto tempo dovrebbe passare, secondo voi, tra l'arrivo di un lavoratore esterno e il momento in cui sa riconoscere l'allarme e la via di fuga?