Il laboratorio di controllo qualità di un'azienda di additivi per lubrificanti impiega undici tecnici e dispone di sei cappe chimiche installate in tempi diversi. Durante una visita il RLS nota che due cappe sono ingombre di bottiglie fino al bordo, i vetri vengono tenuti completamente alzati e nessuna presenta un'indicazione dell'ultima verifica.
La cappa è un dispositivo di protezione collettiva e la sua efficacia dipende dal progetto, dalla manutenzione e dal comportamento di chi la usa. Il D.Lgs. 81/08 privilegia le misure collettive rispetto a quelle individuali, secondo l'articolo 15, e chiede di mantenerle in efficienza. La serie di norme UNI EN 14175 definisce requisiti e prove per le cappe di laboratorio, tra cui il controllo della velocità frontale e del contenimento, e prevede la presenza di un indicatore del corretto flusso d'aria.
L'RSPP organizza un censimento delle cappe con un tecnico specializzato, che misura le prestazioni ed etichetta ciascuna con l'esito e la data della prova. Il datore di lavoro inserisce le verifiche nel piano di manutenzione e destina un armadio aspirato allo stoccaggio delle bottiglie. Il responsabile del laboratorio, come preposto, stabilisce regole semplici: tenere mani e contenitori ben all'interno del piano, abbassare il vetro, non usare la cappa come deposito e segnalare subito ogni allarme di flusso.
Che cosa pensate che spinga un tecnico esperto a lavorare con il vetro alzato, e come si potrebbe intervenire?