Una tecnica del laboratorio di ricerca di un'azienda chimica che sviluppa catalizzatori comunica al proprio responsabile di essere in gravidanza. Nel suo lavoro maneggia sali di metalli, alcuni solventi classificati tossici per la riproduzione e, occasionalmente, piccole quantità di sostanze cancerogene.
Il D.Lgs. 151/2001 vieta di adibire le lavoratrici durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto ai lavori pericolosi indicati negli allegati, e richiede al datore di lavoro di valutare i rischi per la loro sicurezza e salute, informandole sui risultati e sulle misure adottate. L'articolo 28 del D.Lgs. 81/08 cita espressamente le lavoratrici in stato di gravidanza tra i gruppi di cui considerare i rischi. Se non è possibile modificare condizioni o mansione, la lavoratrice viene spostata ad altre attività o, in mancanza, si attivano le procedure previste dalla legge per l'astensione.
L'RSPP aveva già individuato nel DVR le mansioni incompatibili con la gravidanza, e questo consente di agire subito. Il datore di lavoro, con il medico competente, assegna temporaneamente la tecnica ad attività di elaborazione dati e gestione documentale, lontana dalle sostanze. Il responsabile del laboratorio riorganizza i compiti nel gruppo e tutela la riservatezza dell'informazione ricevuta, comunicando ai colleghi solo ciò che serve per la riorganizzazione.
Perché è utile individuare le mansioni incompatibili con la gravidanza prima che una lavoratrice comunichi il proprio stato?