Uno stabilimento che produce ossido di etilene funziona senza interruzioni tutto l'anno, con cinque squadre che ruotano su turni di otto ore. Per coprire le assenze estive, la direzione propone di passare temporaneamente a turni di dodici ore con più notti consecutive, e alcuni operatori anziani riferiscono disturbi del sonno sempre più frequenti.
Il D.Lgs. 66/2003 disciplina l'orario di lavoro e il lavoro notturno, prevedendo controlli sanitari per i lavoratori notturni e limiti alla durata del lavoro di notte. Il D.Lgs. 81/08 chiede di considerare nella valutazione i rischi legati all'organizzazione del lavoro, compreso lo stress lavoro-correlato, e di ridurre gli effetti del lavoro monotono e ripetitivo secondo l'articolo 15. La stanchezza riduce attenzione e tempi di reazione, e in un impianto con sostanze reattive l'errore di un operatore affaticato può avere conseguenze ben oltre il singolo infortunio.
L'RSPP analizza con il medico competente l'effetto dei diversi schemi di turnazione, sottolineando che la rotazione in avanti e un numero limitato di notti consecutive sono generalmente meglio tollerati. Il datore di lavoro sceglie di ricorrere a personale qualificato di rinforzo e limita la deroga a poche settimane. I capiturno organizzano pause adeguate e assegnano le attività più delicate nelle ore di maggiore vigilanza, evitando operazioni critiche non programmate nelle ultime ore della notte.
Come potreste coinvolgere gli operatori nella scelta dello schema di turni senza perdere di vista la sicurezza dell'impianto?